Tutte le materie prime sul traguardo del mio cuore

Anni fa quando in qualche conferenza mi ritrovavo a parlare degli additivi alimentari spiegavo che l’uso di queste sostanze è autorizzato quando, sulla base dei dati scientifici disponibili, il tipo d’impiego proposto non pone problemi di sicurezza per la salute dei consumatori. Il che NON corrisponde esattamente a dire che sono innocui: se un additivo risulterà nocivo lo scopriremo in un secondo momento, e le cavie saremo state noi.

Di secondi momenti, nella storia degli additivi alimentari ce ne sono stati tanti, ma nel 2018 ne arriva uno particolarmente importante. In un consistente studio prospettico emerge che per un aumento del 10 % di cibi ultralavorati (classificazione Nova), aumenta più del 10% il rischio di sviluppare tumore in generale, e al seno in particolare.

I cibi ultralavorati sono cibi hanno le seguenti caratteristiche:

  • contengono cinque o più ingredienti (leggiamo tutti gli ingredienti di ciò che acquistiamo, ve’?)
  • contengono additivi alimentari non comunemente usati nella cucina domestica (li individuiamo facilmente perché sono quelli che non corrispondono a nessuna materia prima alimentare nota)
  • derivano da processi di lavorazione industriale che non hanno un equivalente nella cucina domestica.

In questo gruppo non rientrano solamente cibi che possiamo facilmente identificare come alimenti non sani (cordon bleu, wurstel, dolciumi industriali, bibite gassate), ma anche alcuni insospettabili: hamburger bio pressati, pane ai cereali confezionato o con emulsionanti, cereali da prima colazione, yogurt bianco con aromi artificiali, alimenti per lattanti, omogeneizzati per bambini, pasti sostitutivi come barrette dimagranti, burger e polpettine vegane o vegetariane, etc.

Sebbene questo studio debba essere consolidato attraverso ulteriori indagini alla ricerca di conferme e informazioni più dettagliate, i dati non possono essere ignorati o sottovalutati.

Una corretta alimentazione deve vedere l’utilizzo di questo tipo di cibi ridotto al minimo, e l’utilizzo preferenziale di “cibi–materia prima”.