Raccontami perché non dovrei mangiare la frutta a fine pasto…

Nelle Operette Morali il Leopardi unisce il tono satirico e il fine morale. Un giorno, dopo essersi imbattuto nell’ennesimo articolo Salute&Benessere che demonizzava l’assunzione di frutta a fine pasto, il poeta scrive la  celeberrima operetta del

 Dialogo tra un Venditore di Almanacchi (e di consigli di salute e benessere) e un Passeggere

in cui immagina il dialogo tra la dietista che è in lui, impersonata dal Passeggere, e l’articolo, alias il Venditore di Almanacchi (e di consigli di salute e benessere). L’articolo è citato da Leopardi nei suoi contenuti, e non testualmente, poiché sono quelli che vuole confutare: lungi da lui un attacco ad personam o ad certum articolum. Il fine morale in questo caso è riportare alla corretta informazione.

Venditore: Consigli, consigli alimentari; consigli nuovi. Bisognano, signore, consigli alimentari?

Passeggere: Consigli per una corretta alimentazione?

 Venditore: Sì, signore. In una dieta sana è fondamentale il consumo di tre porzioni di frutta al giorno, ma è sbagliato assumerla al termine dei pasti. Cercherò di spiegarle perché.

Passeggere: Credete che sarà felice l’idea di spiegarlo?

Venditore: Oh Illustrissimo, sì certo. Mangiare la frutta in pasti abbondanti e ricchi di zuccheri  può portare ad aumentare il livello di zuccheri,  e ad ingrassare se lo si fa insieme ad altre abitudini sbagliate.

Passeggere: Ma se parliamo di corretta alimentazione, non sarebbe opportuno correggere quantitativamente e qualitativamente quel pasto troppo abbondante e  ricco di zuccheri, e contrastare con buone abitudini quelle misteriose abitudini sbagliate di cui parla, anziché eliminare la frutta, tra l’altro così ricca di vitamine, minerali, antiossidanti e fibre, e portatrice di ben pochi zuccheri?

Venditore: Signor no, perché nelle persone predisposte a meteorismo e gonfiori addominali, mangiare la frutta dopo il pasto può provocare o peggiorare il sintomo; infatti questa fermenta all’interno dello stomaco, formando aria e provocando dolori addominali.

Passeggere: E non sono forse questi sintomi riconducibili a una dispepsia? Induciamo ciascuno a restare in questa condizione a vita, a portarsi questa croce, o possiamo suggerire, previa  visita medica, una dieta riabilitante per l’intestino che, guarda caso, nemmeno prevede l’eliminazione totale della frutta?

Venditore: Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse! Ma l’aggiunta della frutta alla fine del pasto può aumentare la glicemia, provocando a lungo andare disturbi alla salute, e nell’immediato sonnolenza.

Passeggere: Eppure esiste una sorprendente possibilità da qualche decina d’anni: quella di calcolare un pasto bilanciato!

Venditore: Signor no, davvero: un altro dei problemi che provoca l’assunzione della frutta dopo i pasti principali, è la cattiva digestione.

 Passeggere: E se vi dicessi che da Harvard, che non è esattamente la redazione di LERCIO, né un quartier generale dell’ISIS, raccomandano di far stare carboidrati complessi, proteine, grassi buoni, verdura e frutta nello stesso pasto?

 Venditore: Cotesto non vorrei, perché digerire un pranzo o una cena con l’aggiunta di frutta  predispone l’organismo a bruciori e acidità gastrica.

 Passeggere: Questa affermazione trova la sua perfetta collocazione tra le Vuitton taroccate di Ponte Vecchio, e non meriterebbe nulla più di uno sguardo perplesso; tuttavia, sobriamente ed elegantemente, come si addice a un passeggere leopardiano, vado a sottolineare che solo quando pre-esiste un reflusso gastroesofageo l’assunzione di frutta a fine pasto può esacerbare il sintomo; ma anche in questo caso, se non si nutre dell’odio immotivato verso l’individuo afflitto da reflusso,  non si potrebbe suggerirgli di curare il disturbo, rendendolo altresì libero di mangiare la frutta?

 Venditore: Signor no, davvero, non converrei. La frutta ha tempi digestivi diversi  da una pasta o dalla carne, e più permane nello stomaco, più porta disturbi.

Passeggere: E non è forse vero che in base a questa teoria dovremmo separare  anche il consumo di grassi da quello di proteine e carboidrati complessi – visto che tutti e tre hanno tempi di digestione diversi – realizzando  bizzarri pasti solo a base di olio extravergine d’oliva, o di grasso di pesce separato dalla polpa carnosa dello stesso? Nemmeno la dieta dissociata (quella il cui nome la dice lunga, quella derisa dalla comunità scientifica perché i nutrienti vanno assunti insieme come suggerisce l’attuale modello alimentare dell’Healthy Plate) si è mai spinta a tanto. Poiché lo stomaco stesso adegua  le secrezioni al tipo di pasto che viene ingerito, e  poiché lo svuotamento gastrico dipende dalla fluidità, dalla quantità, dal ph e dalla concentrazione di grassi della poltiglia di cibo che dallo stomaco arriva nell’intestino; quindi da come mastichiamo il pasto, dal volume del pasto, dalla quantità di proteine e dalla loro cottura, e dalla quantità di grassi. E poi come spiega che la bromelina contenuta nella frutta favorisca la digestione delle proteine? O che gli antiossidanti contenuti nella frutta ostacolino l’azione potenzialmente negativa di sostanze altamente ossidabili contenute nella carne? 

Venditore: Ma se amate così tanto la frutta fateci un pasto intero! Il nostro organismo in questo caso si trova a dover digerire zuccheri della stessa classe e non lascia il tempo di fermentare a nessun nutriente.

Passeggere: Non so come rivelarle che la fermentazione è un processo naturale, necessario e salutare! Che la fermentazione dei FOS (fruttoligosaccaridi) contenuti nella frutta ad esempio favorisce la crescita di ceppi specifici di microbiota intestinale, rinforzando il microbiota stesso e quindi  l’organismo.
Al contrario,  un pasto principale a base di sola frutta tanto salutare non è, dal momento che risulta povero di nutrienti essenziali come aminoacidi essenziali e acidi grassi essenziali, e difficilmente garantisce una stabilità di zuccheri nel sangue a lungo termine, inducendo sbalzi di fame e perdite di controllo sul cibo. Sono dunque questi i suoi consigli?

Venditore: Il mio consiglio è semplicemente quello di mangiare la frutta lontano da pranzo e cena,   preferire il suo consumo a colazione, nella merenda di metà mattina e di metà pomeriggio, così da poter assimilare tutti i suoi benefici senza alcuna controindicazione.

Passeggere: E a colazione non si affianca all’assunzione di proteine e carboidrati complessi? A quell’orario la sua teoria è ancora dormiente o anche a colazione si deve mangiare solo frutta, dopo ore e ore di digiuno?
 Il mio consiglio invece è quello di attenersi alla Scienza dell’Alimentazione  quando si ha a che fare con la salute delle persone, ché si ha una grande responsabilità.
Perché chiunque adesso parla di alimentazione senza uno scrupolo: le food coach di Facebook, che vendono i pacchetti di chili persi a caro prezzo; le coach sportive, che si arrogano il diritto di sentenziare, di fronte a  ragazze affette da bulimia nervosa, che il loro problema è il rapporto con il padre; la Paltrow che ce l’ha col glutine; la Corvaglia, la Santarelli, la tronista di turno che per il solo fatto di avere una forma fisica esteticamente valida, ritengono di poter disquisire di alimentazione per suggerire ad altri come ottenerla; 
Convengo che chi cerca informazioni da questa gentaglia (perdoni il dispregiativo, ma Dio solo sa quanti danni possono fare!) lo fa a proprio rischio e pericolo: il sospetto che non si tratti di professionisti competenti può e deve venire a tutti!
Ma chi cerca informazioni da un professionista della nutrizione  deve altresì avere la garanzia che in presenza di un titolo di studio vi sia una competenza!
Ed è tutt’altro che un’operetta morale: è un dovere morale.

 

 

Foto: Willy Wonka

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