Basta un poco di Zucchero e la Pillola va giù

Insomma un giorno arriva un messaggio nella chat di catechismo (ebbene sì genitori di bimbi in età non scolare, esiste anche la chat di catechismo!) con cui le maestre molto carinamente chiedevano a noi genitori il permesso di portare un dolce al cioccolato e mascarpone per i bambini nell’ora di lezione.
Capirai! Alla lettura del messaggio, dritta come un fuso, pesante come un caterpillar, acida come solo chi sta senza dolci può essere, scrivo che il dolce una tantum e per un’occasione non sarebbe un problema, ma che mi risulta che vengano distribuite sempre caramelle durante l’ora di catechismo, e che la cosa non mi pare né educativa, né salutare.
Silenzio glaciale di una manciata di minuti. Da cui riemergono le povere maestre, prese in contropiede, scusandosi, ma anche i genitori, decisi a dar battaglia a quel mio commento così cattivo e ingiusto rispetto a un’azione gentile, e tutto sommato innocua. Partendo dalla considerazione che, se mangiano bene a casa, non sono certo due caramelle a rappresentare un problema; proseguendo con il moto di ribellione di aspettare la Quaresima per praticare digiuno e astinenza; approdando all’attribuzione di connotazioni pedagogiche al gesto di condividere un dolce a catechismo: in una giornata pesante un dolcetto aiuta il percorso aggregativo con le insegnanti; sottolineando che mangiare un dolce insieme è sempre un momento di condivisione e felicità; concludendo che se la maggioranza vuole il dolce, si può pure ignorare il mio appunto.
Devo dire che alla lettura dei messaggi ho perso in un sol colpo: ironia, aplomb inglese, rilassatezza pugliese, atteggiamento discreto da veneta naturalizzata. E poi: pazienza, modulazione di rilascio dell’istamina, modulazione della secrezione bile, espressione gioviale un po’ tonta, regolarità del respiro e del battito cardiaco, effetto contenitivo del cardias con conseguente reflusso acido, capacità di blocco della contrazione muscolare a livello della mandibola.
Lo stato di eccezionale agitazione mi ha spinto a correre  con le mani al viso nella chat delle mie amiche dietiste(siamo tre, ci chiamiamo Occhi di Gatto, ma questa è un’altra storia), e lì mi sono sfogata.
Dopo i soliti commenti dl tenore di Signora mia, Ma robe da matti, Il mondo è tutto alla rovescia, Ma dove andremo a finire, Kelly e Sheila mi fanno:
– Tati (ho sempre voluto essere Tati fin da piccola), porta la scienza, è il tuo ruolo!
– Ma io voglio litigare alacremente nelle chat come tutte le donne della mia età!!!
– Tati taci, taci Tati, e porta la scienza!

E va bene, va bene: sono contro la somministrazione sistematica di dolci ai bambini in qualunque ambiente, a maggior ragione se si tratta di un ambiente educativo. Ma perché mi capiate devo farvi vedere quello che vedo io.

Dal punto di vista educativo, dare un dolcetto come premio o gratificazione per aver sopportato la lezione – cosa che implicitamente accorda la possibilità che la lezione fosse davvero insopportabile – abitua a considerare il cibo come forma di compenso o come un modo per modulare emozioni negative quali frustrazione e noia.
Usarlo come “sedativo”, per farli stare buoni, insegnerà ai bambini che lo zucchero li acquieta, perché lo fa davvero.
Di fatto la pratica di somministrare zucchero per rinforzare un qualsiasi comportamento è comune per addestrare i pony, e lo dico senza ironia per sottolineare quanto, anche negli animali che sono privi di intelligenza superiore, sia potente il condizionamento operante.
Attraverso le scelte che attuiamo noi stiamo formando il rapporto dei nostri figli/alunni/nipoti/etc. col cibo, quello fatto di automatismi, ovvero di quelle azioni che compiranno senza pensarci, probabilmente per tutta la vita. Ciò a cui siamo formati da piccoli diventa quasi una memoria procedurale: impariamo e agiamo.
Tutti noi abbiamo un “imprinting alimentare”, da cui attingiamo anche in età adulta, e che si traduce in comportamenti disfunzionali che diventeranno naturali : Sono stanca? Mangio qualcosa di buono. Non ho voglia di fare una cosa? Mangio qualcosa di buono. Sono frustrata? Mangio qualcosa di buono. Sono annoiata? Mangio qualcosa di buono. Sono sicura che a qualcuno di voi è familiare questa serie di domande /risposta). Tali comportamenti potrebbero portare a problemi di salute fisica, psicologica e comportamentale.

Alla costruzione di pericolosi automatismi comportamentali si aggiunge un altro particolare: i dolci creano dipendenza, a più livelli.
– Hanno un’elevatissima palatabilità, caratteristica che spinge a non trovare sazietà attraverso l’assunzione di questo tipo di cibo, ma al contrario a desiderare di mangiarne di più.
– Al loro ingresso costringono l’organismo a secernere abbondante insulina, che, abbassando parecchio la glicemia,  lo porta a cercare altro zucchero per rialzarla.
– Mangiando dolci si aumenta la produzione di serotonina, sostanza che dà benessere, e che li rende simili a una vera e propria droga.
I bambini, che giustamente non hanno sovrastrutture mentali per discernere ciò che fa bene e da ciò che fa male e si limitano a mangiare ciò che è di loro gusto, sono vittime inconsapevoli di questo complesso meccanismo.

…”Ma un dolcetto ogni tanto non fa male!” è la protesta unanime.

Sì, Grande Giove, è esattamente così, Giuda Ballerino! Un dolcetto ogni tanto non fa assolutamente male!
Ma siamo sicuri di avere il polso della situazione? Siamo sicuri di sapere quanti zuccheri ( da dolciumi o da bevande zuccherate) i nostri figli stanno assumendo?
E non parlo solo di quelli che mangiano fuori dal nostro controllo, quando non li vediamo.
Facciamo un rapido conto delle occasioni: Halloween fornisce dolci per giorni e giorni, e a San Nicolò, Immacolata, Santa Lucia non vogliamo festeggiare? Poi c’è la Vigilia, il Natale, Santo Stefano, Capodanno, Epifania e giorni limitrofi, in cui i dolci non spariscono da soli. E il giorno dopo l’epifania siamo invasi di frittelle, chiacchiere, castagnole un altro paio di settimane. Poi si ci sarebbe la Quaresima, ma le focacce e le colombe iniziano a girare anche prima nei supermercati, e magicamente si ritrovano nelle case, dove sempre magicamente spariscono (non vorrai mica far fare astinenza ai bambini, povere creature, c’è tempo!) E poi arriva Pasqua, dove finalmente (…) si festeggia dopo 40 giorni di digiuno e astinenza (…), e Pasquetta, il 25 aprile, il primo maggio. E non la vogliamo festeggiare la fine della scuola?
E avete notato a quanti compleanni vanno i nostri figli? Ai miei tempi si presenziava a quello di tre amici in croce, mentre adesso se sono 25 in classe si va a 25 compleanni, che a volte son festeggiati sia in classe, che al pomeriggio, che coi nonni,e con gli amici d’infanzia della mamma e quelli del papà, etc).
E d’estate? Che non gli fai fare la merenda col gelato? Che non gli fai bere la bevanda zuccherata fresca se ha sete? E in vacanza non ci si dà alla pazza gioia col cibo? E a settembre non si mette doppia merendina nello zaino di scuola che c’hanno il tempo prolungato e sia mai che rimangano senza scorte di zuccheri?
Senza contare che se i dolci vengono mangiati a colazione, non è che siete in “Bandius”! E che le barrette, salvo rari casi, non sono cibi sani: sono solo dolci più piccoli…o che se avete un figlio inappetente, il dolce non si trasformerà, in quanto unica fonte di sussistenza, in un cibo nutriente e non dannoso.
Ripeto la domanda: siete sicuri che i vostri figli, di base, mangino pochi dolci?
Temo, poiché non sono solo dotata di casistica di pazienti, ma anche di occhi, che la risposta a questo punto sia no.

Assodato che è probabile che i nostri figli mangino troppo spesso dolci, proviamo a capire qual è la giusta dose di dolci che un bambino dovrebbe mangiare.
In una corretta alimentazione gli zuccheri devono coprire il 10% delle calorie totali della giornata, e mi strugge rivelarvi che questa quota calorica è già abbondantemente fornita dai tre frutti al giorno – che ovviamente tutti noi genitori coscienziosi ci premuriamo di dare ai nostri figli, giusto? – e da un paio di porzioni di latte o yogurt.
Ecco che, con questo presupposto, qualunque dolce è già un eccesso di zucchero.

L’eccesso di zuccheri nell’alimentazione, nei bambini, si correla con una maggior probabilità di essere in sovrappeso o obesi, o a un rapporto tra circonferenza vita e altezza troppo alto. Queste due condizioni predispongono i bambini a complicanze come la Steatosi Epatica Non Alcolica (soprattutto nei consumatori di bibite zuccherate) o come la Sindrome Metabolica, che oramai si manifestano sempre prima, già in età scolare, anche in bambini che possono sembrare magri ma con un po’ di pancia.
Queste condizioni, per inciso, riducono l’ aspettativa di vita dei bambini. E quel che è peggio, è che una volta instaurati un sovrappeso o un’obesità, con o senza complicanze, la terapia nutrizionale, anche quando è articolata e multidisciplinare, ha successo in una bassissima percentuale di casi.
Per questo motivo l’incremento di peso va prevenuto.
E sempre per il motivo di prima, i dolci come abitudine, non sono una buona idea nemmeno per un bambino magro.

Non è finita qui.

Mangiare troppi dolci può portare, inoltre, al rilascio di fattori pro-infiammatori, e l’Infiammazione è un fattore predisponente allo sviluppo di ogni tipologia di malattia.

Una dieta sbilanciata in fatto di zuccheri, poi, può comportare un’alterazione del Microbiota Intestinale (l’equilibrio del Microbiota dipende al 57% dal cosa mangio), ovvero l’insieme di batteri che costituiscono il 70% delle difese immunitarie e che sembrano avere numerose altre implicazioni nel nostro stato di salute.

Quando l‘assunzione di dolci o bevande dolci avviene troppo spesso, nel sangue ci potranno essere altrettanto spesso sbalzi di glicemia (favoriti anche dalla scarsa attività fisica che i bambini fanno, ché 3 ore di sport settimanali, contro le restanti 109 di veglia che spesso sono dedicate ad attività sedentarie, sono ben poco), che possono a loro volta dar luogo a processi di Glicazione, responsabili altresì di mutazioni molecolari che provocano invecchiamento cellulare e, potenzialmente, patologie gravi.

Infine riflettiamo su un altro particolare: quando diamo dolciumi o bevande zuccherate ai nostri bambini non diamo solo zuccheri, ma altri composti potenzialmente tossici come gli additivi alimentari, e spesso grassi in eccesso e/o di scarsa qualità.

Ora, le cose sono due: o questi nani ci stanno sulle scatole perché tutto il mondo gira attorno a loro, sono pieni di privilegi rispetto a quelli che avevamo noi da piccoli, e vogliamo fargliela pagare attaccando alle basi questa potentissima lobby per annientarla, e allora lo stiamo facendo nel modo giusto…
…oppure dovremmo informarci di più su qual sia il riferimento del mangiar bene e avere maggior consapevolezza, e magari potremmo impegnarci attivamente perché sia attuata una corretta alimentazione per i nostri piccoli, ripulendo almeno i momenti educativi dalla somministrazione di zuccheri – anche attraverso impopolarissimi commenti nelle chat di catechismo – per tutelare la loro salute, e non il nostro piacere di vederli soddisfatti, appagati, accontentati, ammansiti, sedati…

 

 

Foto: Il Petauro dello Zucchero mentre vola disegnando coreografie di dubbio gusto. Egli si ciba di frutta, non di dolciumi, altrimenti non c’avrebbe tutta quell’agilità.

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