Eatopia Eatopia Canaglia che ti Prende e che ti Porta via con Sé

“Ma funziona il metodo Minnie Maud? “
La prima volta che me lo sono sentito chiedere, qualche mese fa,  ho pensato all’ennesima  dieta commerciale.
Nomignolo che suona bene, facile da ricordare. Minnie ha un ché di accattivante e Maud di capriccioso/romantico. Come minimo è una di quelle diete che vengono spammate via Instagram sotto le foto di barbie in carne e ossa.
O tempora o mores, ho esclamato dall’alto della mia vecchiaia interna, con tanto di occhi al cielo e mani à la “signora mia”.
Poi mi sono fermata un attimo e ho riavvolto il nastro. A domandarmelo non era stata una persona che voleva dimagrire, ma una persona che soffriva di Anoressia Nervosa: voleva sapere se il metodo Minnie Maud fosse una cura efficace per il suo disturbo.
Sulle prime brivido lungo la schiena: c’é un metodo innovativo, anche se dal nome impresentabile, e io non lo so?
Oracolo Internet, illuminami tu.

E scopro che si tratta di un metodo ideato da tale Gwyneth Olwyn.
Psicoterapeuta direte voi? No.
Medico? No.
Dietista? No.
Le tre professioni suddette in tutte le sfumature più o meno accademiche? No.
È un membro della Alliance of Professional Health Advocates, letteralmente un sostenitore della salute professionista.
Tale definizione mi fa immaginare una cheerleader che urla datemi una S, datemi una A, datemi una L, etc.etc.,  ma mi schiaffeggio la mano da sola per averlo pensato. Proprio io che sono dietista, da sempre ritenuta la versione povera del dietologo, mi metto a fare ironia sulle altre, difficilmente identificabili, professioni? Sì, voglio vendicarmi.

Ad ogni modo, per incrementare la sua credibilità Gwyneth decide di denominare il suo metodo Minnie Maud.
La domanda è: perché?
Minnie è il brillante (…) diminutivo di Minnesota Starvation Experiment, il celeberrimo studio in cui per la prima volta venne studiata la Sindrome da Digiuno, ovvero l’insieme  gli effetti fisici, psicologici e comportamentali che la Restrizione Alimentare associata alla Perdita di Peso causava in soggetti sani che non avevano nessun desiderio di dimagrire.
Maud invece deriva dal Maudsley Model, un trattamento evidence based per la cura dell’Anoressia Nervosa.
E poi nella pubblicità dicono “Ascelle, che nome!”. Ascella, non sei più sola.

Insomma Gwyneth abbraccia la causa dei Disturbi Alimentari dopo aver avuto a che fare con pazienti che ne erano affetti; forse si rende conto della possibilità (alta) di monetizzare il dolore (tanto) di chi soffre di questo disturbo? Brutta e cattiva di nuovo, ma mi schiaffeggio la mano dopo, ché devo scrivere. Dicevo, dopo aver “sostenuto” pazienti affetti da Anoressia Nervosa, si mette a consultare studi  sull’argomento  dal 2009 a oggi.

Di tutti gli studi  la colpiscono quelli che:

  • Dimostrano che la popolazione generale mangia di più di quello che dice di mangiare.
  • Asseriscono che per guarire dall’Anoressia Nervosa bisogna aggirarsi attorno alle 3000-3500 calorie di introito
    energetico quotidiano.
  • Dichiarano che nella popolazione generale femminile solo una piccola percentuale di donne è naturalmente esile.
  • Spiegano che il BMI (Body Mass Index :peso [kg]/altezza [m2])  riflette  l’incidenza di peso per
    altezza nelle popolazioni umane.
  • Evidenziano come durante e dopo un disturbo alimentare i segnali di fame e sazietà subiscano delle alterazioni.

Nessuno evidentemente ha avuto il coraggio di dire a Gwyneth che ha consultato un mucchio di studi per arrivare  a concetti arcinoti, ma non è così importante. Quello che è importante è che queste nozioni sono state per Gwyneth il punto di partenza per  dar vita al  suo metodo (Minnie Maud) e spiegarlo nel suo sito (youreatopia.com)

Sapientemente  non propone (esplicitamente) una terapia: andrebbe vagamente  in contrasto coi punti 7 e 8 dell’autoproclamato codice deontologico dei Professional Health Advocates, in cui si dichiara che il sostenitore professionista della salute deve restare nell’ambito delle sue competenze. E le competenze, per rispetto e garanzia del paziente, non possono essere autocertificate, ma come minimo “titolate”(nel senso di certificate da titolo).
Gwyneth quindi, leggiadra come una farfalla, salta da una citazione di studio all’altra e parla di evidenze scientifiche (decontestualizzate), che in pochi passaggi si arricchiscono dei suoi ragionamenti e infine, come per magia,  diventano verità.

Dai dati estrapolati dagli studi  elabora le basi su cui si fonda il metodo:

  • Se mangiamo più di quello che diciamo di mangiare è perché il nostro dispendio energetico è maggiore (Di cosa? Di quello che pensiamo? Calcoliamo? Misuriamo? Introduciamo?), solo che abbiamo la mente condizionata dalla pressione sociale alla dieta, e abbiamo pudore a dire che mangiamo di più. Dobbiamo invece adeguarci alla nostra fame, ma soprattutto iniziare a pensare che mangiare tanto è non solo normale, ma quello di cui abbiamo bisogno.
  • Il fatto che mangiamo più di quello che diciamo di fare non causa obesità.

(Voce fuoricampo della dietista) Gwyneth pare non essersi mai accorta nel corso della sua esperienza di sostenitrice della salute che, a fianco dei disturbi alimentari, esiste un’epidemia globale di obesità che deriva dal mangiare in più, e in base a una fame  che non è certamente più riflesso del bisogno di energia, come lei ribadisce, ma stimolo condizionato da fattori interni come le emozioni, esterni come la reperibilità ubiquitaria e a buon mercato  di cibo, da ormoni, farmaci, etc. 
Ella si vaccina goffamente dicendo che dichiarare di mangiare di meno rispetto agli introiti reali non causa obesità. Menomale, c’era già tanta di quella roba che causa l’obesità! Almeno dissimulare gli introiti non è fra questa.

  • Siccome il BMI riflette la distribuzione peso/altezza nelle popolazioni umane, il valore  compreso tra il 18.5 e il 24,9 (intervallo del normopeso) non ci dice nulla su quello che per noi è il peso ottimale.

(Voce fuoricampo della dietista) E’ vero che è un indice statistico, che però ci informa che nell’intervallo compreso tra 18,5 e 24,9 abbiamo la minor incidenza di malattie e mortalità: non a caso è stato scelto questo come intervallo che definisce il normopeso. Per questo motivo, in assenza di valutazioni fatte da un medico con competenze specifiche in ambito di Disturbi dell’Alimentazione, non è da scartare come riferimento di peso salutare.

  • La “Fame Estrema”(come la chiama lei) che una persona affetta da Anoressia Nervosa percepisce nel momento in cui ricomincia a mangiare, mira non solo a garantire il fabbisogno energetico giornaliero, ma pure a rifarsi di tutte le calorie ristrette in precedenza (ma proprio tutte, e matematicamente, secondo Gwyneth) e riparare tutti i danni causati dal semi digiuno protratto. Assecondare quella fame è necessario, stando al metodo Minnie Maud, perché non assecondarla sarebbe comunque una forma di restrizione che manterrebbe il Disturbo Alimentare in vita.

(Voce fuoricampo della dietista) L’assunzione esagerata di cibo in seguito a quella che lei chiama “Fame Estrema” generalmente nell’ambito della terapia dei Disturbi Alimentari è chiamata Abbuffata o Alimentazione Eccessiva Oggettiva o Perdita di Controllo o Binge Eating, a seconda di come si manifesta e delle caratteristiche presenti. Quello che Gwyneth non considera, volutamente o meno, è che tanto la  Restrizione (che lei vuol combattere a suon di mangiate),quanto l’esagerato introito di cibo (con le sue conseguenze più ovvie, tra cui il senso di ripienezza gastrica, la paura di ingrassare, etc) sono fattori che rinforzano il Disturbo Alimentare nel suo nucleo psicologico centrale, fatto di pensieri costanti e preoccupazioni intense su peso, forme corporee e controllo dell’alimentazione appunto.

A questo punto, conoscendo le premesse teoriche, possiamo entrare nel cuore di Minnie Maud  (scritto così suona cruento, dannato nome!):

  • Il suo metodo si rivolge a soggetti che siano in amenorrea e che abbiano sintomi da digiuno come sentire freddo, fatica, difficoltà di concentrazione, perdita di capelli, unghie fragili, pelle opaca e che siano sottopeso.

(Voce fuoricampo della dietista) Gwyneth non parla di soggetti affetti da Anoressia Nervosa, ma cita dei sintomi che insieme, con buona approssimazione, descrivono la malattia. Un altro modo per non far sembrare che stia proponendo una terapia, molto intelligente peraltro, perché fa leva su alcuni dei sintomi egodistonici del disturbo, e rende più facile ingaggiare un proselito.

  •  Bisogna rispettare un introito calorico minimo che va da 2500 a 3500 kcal.

(Voce fuoricampo della dietista) Non è certo una novità per la terapia dei disturbi alimentari indicare una quota calorica standard: è una delle prassi più usate. Quando la quota calorica è accordata all’inizio della terapia col paziente diventa semplicemente la posologia di una medicina. Il paziente deve essere istruito sul fatto che le scelte che fa in autonomia in fatto di alimentazione sono condizionate dal disturbo, e che è necessario avere un riferimento deciso insieme al terapeuta in base a un razionale che convince entrambi.

  • Non bisogna pesarsi (né indossare vestiti stretti) ma avere fede che mangiando in base alla fame estrema prima o poi l’ascesa del  peso si fermerà.
  • Bisogna assecondare con tranquillità la “Fame Estrema” anche se questo vuol dire assumere 6.000/10.000 calorie al giorno perché corrisponde al nostro bisogno.
  • Ricorda che il peso ottimale non è il riferimento clinico (ma non dice cos’è; lascia piuttosto intendere che può essere un peso più alto di quello  considerato clinicamente sano).

(Voce fuoricampo della dietista) A leggere questi ultimi cardini di Minnie Maud viene da chiedersi se Gwyneth abbia mai avuto a che fare con una persona che soffre di Anoressia Nervosa, perché se c’è un elemento presente sempre è la Paura di Ingrassare, anche quando razionalmente lo vuole. Se si impedisce a una persona affetta da questo disturbo di pesarsi, è facile che questa, per il timore di aumentare eccessivamente di peso, tenda a restringere. Ma soprattutto, quando si è affetti da Anoressia Nervosa, non si accetterà facilmente l’idea di mangiare un menù  a calorie controllate e concordate, figuriamoci quanto può essere probabile lasciarsi andare alla “Fame estrema”con l’unico conforto che anche se il peso aumenta, prima o poi si fermerà. 
L’accettazione del peso che aumenta, la gestione della perdita di controllo, l’abolizione di comportamenti di controllo del corpo, sono aspetti molto delicati per chi soffre di un disturbo alimentare, e richiedono un supporto psicoterapeutico, una ristrutturazione cognitiva che evolva in base a come procede la terapia e ad accordi quanto più possibile precisi con i terapeuti rispetto alla tabella di marcia del recupero peso.
L’indispensabile psicoterapia, nel metodo Minnie Maud, pare essere sostituita da una sorta di lavaggio del cervello attuato a suon di ripetere gli stessi concetti e la loro evidenza supportata dagli studi che sceglie di citare. E a forza di ribadirli in più forme, in diversi punti, diventano verità negli occhi di chi legge. “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” diceva Goebbels. Oltre questo, sia negli articoli del blog, che nei forum, viene fatto del “terrorismo soft” sul fatto che se non si mangia la quota calorica indicata dal metodo, o se non ci si fa guidare dalla Fame Estrema quando essa si presenta, il Disturbo dell’Alimentazione può riprendere il sopravvento perché si perpetra uno stato di privazione. Ma in base a quali parametri (oltre che in base a quali competenze) Gwyneth  può asserire questo? Lo stato di malnutrizione è una condizione clinica verificabile attraverso esami ematochimici, esami della composizione corporea, presenza di segni e sintomi. Se un soggetto non li presenta, non è sottopeso, non è in amenorrea, ha ridotto drasticamente i pensieri e le preoccupazioni rispetto al cibo e al peso e introduce un’adeguata quantita di nutrienti, non c’è motivo di pensare a uno stato di privazione. Forse la guarigione, e la conseguente autonomia del soggetto, non è cosa gradita a Gwyneth? (E’ saggio diffidare sempre delle terapia…ops, volevo dire metodo, che mira  a creare una dipendenza.)

In conclusione, e sorvolando sulla (a mio parere) fragilità del razionale del metodo, qual è il reale rischio concreto di un metodo come Minnie Maud?

Questo metodo è rivolto a un sottoinsieme del popolo di internet che soffre di Anoressia Nervosa, in un momento in cui internet  è diventato un canale privilegiato, in particolar modo per gli adolescenti,  per carpire informazioni sulla propria condizione o patologia, e magari capire come (auto)curarsi.
L’apparente vantaggio di un riferimento di questo tipo per chi è affetto da un Disturbo Alimentare, oltre  la (quasi…e ti pareva) gratuità, è  la possibilità di non mettersi davvero in gioco in un percorso di guarigione. Un terapeuta da incontrare con cadenze periodiche e ravvicinate,  e a cui rendere conto dei progressi, invade ovviamente di più il campo del controllo del cibo, ma soprattutto quello del peso.

Ora, immaginate una ragazza stremata dal suo disturbo alimentare, dalla debolezza, dall’insonnia, dall’umore basso, etc. che non vuole affidarsi a un terapeuta perché ha paura che la faccia mangiare più di quanto vuole, e aumentare di peso più di quanto può tollerare.
Immaginate che qualcuno la convinca a suon di parole che  mangiare tanto è bello, è necessario, non è pericoloso.
Magari questa ragazza si sentirà tranquillizzata, e autorizzata ad aumentare l’introito alimentare. Ma forse non riuscirà a mangiare tutto quello che Gwyneth suggerisce – le 2500/3500 kcal – o non  tutti i giorni almeno.
Mangiando di più si sentirà meglio, svaniranno alcuni dei sintomi avversi del digiuno, ma se la quota calorica non sarà garantita ogni giorno, il peso probabilmente non salirà o non salirà abbastanza, e questo per un motivo molto semplice:  ricominciando a mangiare il metabolismo subirà una subitanea accelerazione e pareggerà l’aumento della quota calorica.
Ma proprio il Minnesota Starvation Experiment  a cui fa riferimento Gwyneth ci suggerisce i due presupposti fondamentali per avviare la guarigione dal disturbo: se soggetti sani, come quelli dello studio, senza alcun desiderio di perdere peso, semplicemente per il fatto di restringere l’alimentazione e perdere più significativamente peso, sviluppano una Sindrome da Digiuno che mantiene a sua volta  il peso basso e la restrizione, per uscire dal circolo vizioso io devo lavorare su entrambi gli elementi: restrizione alimentare e peso basso.
Se l’aumento del peso non può essere garantito o controllato da vicino, il metodo non può essere efficace. E se si corregge la restrizione senza aumentare il peso  saremo di fronte a una cronicizzazione del Disturbo Alimentare.

Altro scenario possibile. Una ragazza abbraccia in modo totale il metodo Minnie Maud convinta dalle informazioni che dà Gwyneth.
Può avvenire che sostituisca il fardello psicologico del Disturbo Alimentare col giogo di aderire ai dettami del metodo come unico modo per essere al sicuro  dal Disturbo Alimentare e non perseverare nello stato di privazione dell’organismo. Mettiamo che inizi ad assecondare quella che Gwyneth chiama Fame Estrema e perda il controllo una, due, venti, cinquanta volte al mese sul cibo. Questa ragazza è approdata  a un Disturbo Alimentare diverso nella forma ( Bulimia, Binge Eating, Sindrome Parziale), ma uguale nella sostanza. Peccato che  non ci sia nessun terapeuta accanto a lei che possa accorgersene e  aiutarla.

Poco conta che  nel sito si specifichi che il metodo non si sostituisce a una terapia, e che a tratti la si consigli pure: bisogna valutare i probabili scenari, quelli in cui un consultatore silenzioso decida di fare da solo.

Al di là  della dubbia competenza dell’autrice, che si auto elegge guru della cura dei Disturbi Alimentari Restrittivi, il rischio è che questo sito crei proseliti che non arriveranno mai in un ambulatorio a curarsi (o che ci arriveranno con un certo  ritardo, particolare significativo perché in caso di disturbi di breve durata la prognosi può essere decisamente favorevole, mentre più dura la patologia, più diventa difficile debellarla) e che restino in un limbo in cui si sentono autorizzati a mangiare di più, ma non certo in modo sistematico e sufficiente a creare l’incremento necessario di peso,  allontanando così la possibile, vera guarigione.

 

 

 

foto: Hansel e Gretel e la Strega

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