Diete Dimagranti: Scegliere con Attenzione – articolo del dr. Francesco Francini Pesenti, dirigente medico Servizio di Nutrizione Clinica, Azienda Ospedaliera di Padova

 Succede prima o poi nella vita di aver voglia di prendersi cura del proprio corpo e di recuperare una forma fisica trascurata negli anni. Per qualcuno questo desiderio compare ciclicamente per cui, delusi dalle tante diete intraprese gli anni precedenti, si cerca l’ultima novità, inoltrandosi in un mondo bizzarro dove è più facile imbattersi in ciarlatani e “dietologi” improvvisati che in professionisti competenti. Non è tutto oro quel che luccica e in questo settore l’antico adagio è più vero che mai. Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza su alcune tra le più allettanti, ma equivoche proposte in auge sul mercato del dimagrimento .

Prima di entrare nei dettagli è il caso di premettere un paio di concetti generali. Il primo è che una dieta andrebbe sempre prescritta da un medico, il solo professionista in grado di valutare lo stato di salute di una persona e di stabilire l’eventuale necessità di dietoterapia. Oggi la maggior parte delle diete dimagranti non sono prescritte da medici, ma da una molteplicità di figure professionali a cui si attribuisce il termine di “nutrizionista”, parola suggestiva, ma priva di significato legale. Molto spesso si tratta di persone che non hanno la più pallida idea delle conseguenze che potranno avere le loro più o meno strampalate “diete”. E’ quindi il caso di informarsi sempre sulla reale qualifica professionale di chi ci propone  un programma dimagrante.

Il secondo concetto è che qualsiasi provvedimento che riduca l’introduzione di calorie rispetto al fabbisogno produce una perdita di peso. Pertanto, elaborare uno schema dietetico dimagrante è, tutto sommato, facile. Il problema è come questa perdita di peso avviene e se essa coinvolge  strutture importanti dell’organismo. Il dimagrimento ideale dovrebbe interessare prevalentemente il grasso depositato in eccesso. In realtà, molte diete portano anche a una cospicua perdita della massa magra, vale a dire della componente muscolare. E’ necessario inoltre salvaguardare l’apporto di minerali e vitamine, per non creare situazioni di carenza. L’efficacia di un regime alimentare dimagrante non si valuta quindi dal calo di peso, ma dalla qualità di tale calo e dalla possibilità di mantenere nel tempo i benefici ottenuti.

Tra le tante tipologie di diete proposte al di fuori delle strutture sanitarie pubbliche, particolare seguito hanno quelle per le intolleranze alimentari. Con tale termine si indicano reazioni avverse agli alimenti da distinguere dalle allergie. Queste ultime si verificano a causa di un meccanismo immunitario chiaramente identificato, valutabile attraverso specifici esami del sangue e test cutanei. Tali indagini sono erogate a carico dal Servizio Sanitario Nazionale in quanto la loro validità è universalmente riconosciuta dal mondo scientifico. Le manifestazioni di un’allergia si producono a breve distanza dall’ingestione del cibo e hanno aspetti tipici (orticaria, vomito, diarrea, edema della glottide, ecc.). Inoltre, le reazioni sono indipendenti dalla dose  e perciò avvengono anche per assunzioni di minime quantità dell’alimento a cui si è allergici.

Le intolleranze, invece, danno luogo a manifestazioni di vario tipo, non sono in genere prodotte con meccanismo immunologico, ma da numerose cause di svariata natura e sono dipendenti dalla dose assunte. Per tale ragione non è possibile mettere a punto un unico test in grado di diagnosticarle. Peraltro per pochissime forme di intolleranza sono disponibili test diagnostici e tra queste vi è l’intolleranza al lattosio. Tuttavia è in genere facile cogliere la relazione tra cibo e sintomatologia (ad esempio: assunzione di vino bianco e cefalea). Tra le manifestazioni delle intolleranze alimentari non vi è l’aumento di peso, come taluni vorrebbero far credere.

Da alcuni anni sono diventati di moda i test per le intolleranze alimentari,  eseguiti presso laboratori privati e farmacie. Tali test si basano sulle metodologie più disparate, nessuna delle quali è supportata da sufficienti evidenze scientifiche. In poche parole, nessuno di questi test è in grado di rivelare una vera intolleranza alimentare. I responsi ottenuti si assomigliano tutti. Il soggetto viene regolarmente trovato intollerante al frumento, al lievito, al latte e ad altri alimenti di secondaria importanza. I provvedimenti alimentari consigliati sono  l’astensione per pochi mesi da tali cibi, come se da una vera intolleranza si potesse guarire in un tempo così breve (dalle vere intolleranze in genere non si guarisce!).  Il soggetto escluderà pane, pasta, latte, formaggi e “miracolosamente” otterrà un calo di peso e vedrà sgonfiarsi l’addome. E’ chiaro che si tratta di risultati ottenibili da chiunque escluda tali alimenti dalla sua dieta, anche se non “intollerante” e, soprattutto, senza bisogno di sottoporsi a un inutile e costoso test.

L’ultima arrivata nell’empireo delle diete di moda è la dieta genetica o genedieta, che si basa su test genetici (analisi del polimorfismo genetico) in  base ai quali si vorrebbero individuare gli alimenti ideali per un determinato soggetto e quelli da evitare. Il test consiste in un prelievo di saliva raccolto presso uno studio medico o in farmacia, che verrà spedito in un laboratorio per l’analisi. A parte alcune vere e proprie truffe, ben documentate da programmi televisivi come Striscia la Notizia, nessun test di questo tipo, anche se eseguito correttamente, è in grado di individuare gli alimenti più indicati per una persona. Il metabolismo umano è infatti regolato da un’enorme quantità di geni (l’uomo possiede oltre 20 mila geni), ognuno con possibili varianti. Tra i vari geni esistono, inoltre, complesse interazioni che concorrono a determinare l’effetto finale (fenotipo). L’esatto funzionamento di questi geni e le loro interazioni sono noti solo in parte, per cui è certamente velleitario voler dedurre la dieta ideale dalla semplice analisi di alcuni polimorfismi. Vendere questi test a centinaia di euro l’uno per consegnare poi al cliente credulone una dieta o consigli alimentari “geneticamente personalizzati” configura un raggiro che nessuna autorità sembra finora avere l’intenzione di contrastare.

Nonostante l’evolversi delle trovate commerciali, la cui inefficacia trapela proprio dalla loro necessità di rinnovarsi di anno in anno in forme sempre diverse, la lotta al sovrappeso e all’obesità non ha ancora trovato scorciatoie. Il vecchio consiglio di aumentare l’attività fisica e mangiare un po’ meno ci aiuterebbe a conservare la linea e a tenere a debita distanza i raggiri dei ciarlatani.

 

 

foto: Francesco Francini Pesenti. E’ un grande onore per me ospitarlo in Mangiate in Pace.

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