Di Cosa Parliamo Quando Parliamo di Nichel

nickelbackVorrei che qualcuno si prendesse la briga di fare un montaggio video delle mie espressioni quando mi trovo davanti all’ennesimo paziente che arriva con l’allergia al Nickel e una lista sempre più lunga  di cibi da eliminare:  non basterebbero le faccette di Whatsapp.
Con gli alimenti che restano la dietista – cioè io – dovrebbe strutturare “un’alimentazione equilibrata”. Che è come dire costruisci un castello di Lego con 23 mattoncini. O una sinfonia con 2 note. O un romanzo usando solo le parole che finiscono per O.
Si può fare, certo, ma occhio e croce il risultato finale non sarà un capolavoro.

Tuttavia questo non è un post in cui voglio raccontarvi le ugge della giovane (…) dietista, ma riordinare un po’ di informazioni, in modo che tutti – pazienti, appassionati di alimentazione, persone a cui è stata diagnosticata un’allergia al Nickel e poi abbandonata, gente senza nessuna preparazione specifica in campo nutrizionale, ma sedicente esperta, che può esercitare il proprio fanta-lavoro raccattando nozioni qua e là – si possano fare un’idea di cosa parliamo quando parliamo di Nickel.

Partiamo.
Ovunque voi siate nel mondo, sappiate che siete circondati da Nickel: c’è nel terreno, nell’acqua, nell’aria e nella biosfera, quindi arrendetevi. Vi è venuta l’ansia? E’ giusto.
Proseguiamo.
La donna è mobile qual piuma al vento, ma al Nickel piace vincere facile. Perché mi chiederete voi?
Perché il contenuto di questo elemento  nei terreni e nell’acqua varia rispettivamente da 5 a 500 microgrammi/grammo di terreno e da 5 a 100 microgrammi /litro di acqua.
Le variabili sono:

  • Le diverse regioni
  • Il tipo di terreno
  • L’impiego di fertilizzanti sintetici e pesticidi
  • La contaminazione del suolo con rifiuti industriali e urbani
  • La distanza dalle fonderie di nichel
  • La stagione (in primavera e autunno aumenta il contenuto, in estate si riduce)
  • Variazioni climatiche
  • Il tipo di rubinetto (nel caso dell’acqua)

Se il contenuto di nichel varia nel terreno e nell’acqua, varierà di conseguenza negli organismi  vegetali e  animali che fanno parte della nostra alimentazione, ça va sans dire.
E visto che di solito gli alimenti subiscono una preparazione e, a volte, una cottura, il lettore sarà lieto di sapere che si aggiungono altre due variabili:

  • La possibile contaminazione durante la preparazione attraverso utensili  usati anche per altri alimenti
  • La contaminazione che avviene durante la cottura dalle pentole usate.

Ricapitoliamo: il Nickel è contenuto nell’acqua e negli alimenti  (vegetali soprattutto, ma anche animali in minor misura); lo stesso alimento può variare il proprio contenuto di Nickel  anche di dieci volte.
Prima importante conclusione: manca il dato base, ovvero non sappiamo quanto Nickel c’è negli alimenti con precisione.

Trascuriamo per un attimo questa inquietante rivelazione e facciamo finta di poter impostare, come dietoterapia per l’allergia al Nickel, un’alimentazione che escluda o limiti drasticamente  gli alimenti ad alto contenuto di Nickel.
Quando un alimento si può definire ad alto contenuto di Nickel mi chiederete voi? Non si sa. Sì, avete capito bene, non si sa.
Consultando la letteratura scientifica a riguardo, infatti, emerge chiaramente che non esiste un definizione univoca di “ ad alto contenuto di Nichel”. Si può passare con nonchalance dal considerare una soglia di 0,03 mg/kg o una di 1 mg/kg.
Seconda importante conclusione: se non esiste un valore soglia unico per individuare un alto contenuto di Nickel, la lista dei cibi portatori di questo elemento può variare  notevolmente.

Porca l’oca, direte voi, ma se si ostinano a far eliminare il Nickel nel soggetti con allergia al Nickel ci saranno evidenze certe di utilità terapeutica della dieta priva di Nickel (ma che bello scioglilingua!), no? No. Non ci sono.
Tutt’ al più esistono evidenze dubbie sull’utilità della suddetta dieta di eliminazione nel caso specifico  di Sindrome da Allergia Sistemica al Nickel con manifestazioni cutanee  ovvero la Dermatite da Contatto Sistemica, DSC). Per la quale – lo dite voi o lo dico io? – non esiste un iter diagnostico preciso.
Terza importante conclusione: l’unica forma di allergia al Nickel per la quale, stando agli studi attuali, ha senso la dieta di eliminazione, non è facilmente e univocamente identificabile.

Cosa quindi ha senso fare quando ci viene diagnosticata un’allergia al Nickel? Sfoderare lo sguardo smarrito del gattino della Barilla anni’80? Volendo sì, ma io un paio di indicazioni pratiche, come sempre, ve le do.

1.Andare a scovare i dati effettivamente in nostro possesso.
Confrontando diversi studi e scuole degli ultimi 20 anni (Schiavino, Patriarca et ali 1995, Zirwas 2009, Sharma 2007, Picarelli 2010, The Mayo Foundation for Medical Education and Research, New Zealand  Dermatological society), gli alimenti ritenuti univocamente ad alto contenuto di Nickel sono:

  • Arachidi
  • Cacao e cioccolato
  • Concentrato di pomodoro
  • Noci
  • Nocciole
  • Fagioli
  • Piselli
  • Molluschi
  • Cibi inscatolati

Per tutti gli altri alimenti le indicazioni non sono univoche e spesso contraddittorie.

Altre cose che sappiamo sono:

  • Che la Vitamina C (frutta acidula e ortaggi a gemma) e il Ferro (carne, pesce, uova, radicchio verde, rucola, spinaci e…lenticchie, fagioli, mandorle, cioccolato…) riducono l’assorbimento di Nickel.
  • Che nel tabacco c’è parecchio Nickel, un contenuto talmente significativo da rendere consigliabile l’astensione dal fumo in caso di allergia, ma guardacaso quest’indicazione non viene quasi mai data.
  • Che bisogna evitare di utilizzare  il primo getto d’acqua del rubinetto ( e questo si sa).

Non sono tutti d’accordo invece nel concludere che  pentolame inox rilasci una quantità significativa di Nickel nell’alimento, né che i cibi acidi a contatto con tale pentolame favoriscano il rilascio di Nickel.

2. Automonitoraggio:
Probabilmente la lista di alimenti di qualche riga sopra non comprenderà proprio tutti gli alimenti responsabili della mia allergia al Nichel, ma non ha senso eliminare alla rinfusa il maggior numero di alimenti possibili nel tentativo di azzerare i fastidi. Ha senso piuttosto valutare, tramite un diario alimentare di almeno 40 gg, la correlazione tra i fastidi e l’assunzione di uno specifico alimento, in modo da stilare la mia personale blacklist.
A questo punto tengo bassa la frequenza di assunzione di tali alimenti (1 volte alla settimana). L’eliminazione totale dell’alimento, infatti, si consiglia in caso di reazioni importanti e ripetute.

Foto: I Nickelback, quattro musicisti canadesi  che chiedono al Nickel di tornare indietro. Certo, ho usato il termine Nickel anziché Nichel solo per poter scrivere questa didascalia.

 

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