Convivere con il diabete di tipo 2 – articolo per il blog del dr. Filippo Ongaro

Nel dia­bete di tipo 2 l’aumento della gli­ce­mia dipende dal fatto che le cel­lule non rico­no­scono più l’insulina, l’ormone neces­sa­rio per fare entrare lo zuc­chero nella cel­lula dove viene usato per pro­durre ener­gia. A volte il mec­ca­ni­smo si inceppa soprat­tutto nei sog­getti in sovrap­peso dove il grasso rap­pre­senta una quan­tità enorme di ener­gia depo­si­tata. Ogni chilo di troppo in ter­mini ener­ge­tici vale ben 7000 kilo­ca­lo­rie!
Le cel­lule, rifiu­tando l’insulina e non per­met­tendo allo zuc­chero di entrare, ci dicono che di ener­gia ce n’è fin troppa. Così lo zuc­chero che rimane nel san­gue sti­mola il pan­creas a pro­durre altra insu­lina che a sua volta favo­ri­sce l’aumento di peso. Insomma un vero e pro­prio cir­colo vizioso che col­pi­sce un numero sem­pre più ele­vato di persone.

Gianna ha 53 anni , è in sovrap­peso e ha un dia­bete di tipo 2 per il quale le è stato pre­scritto un far­maco e la gene­rica indi­ca­zione ali­men­tare di “eli­mi­nare gli zuc­cheri”.
Lei non man­gia più zuc­chero da tavola, dolci e frutta, e assume il far­maco rego­lar­mente, ma la gli­ce­mia fatica a rien­trare nella norma. Perché?
“Eli­mi­nare gli zuc­cheri” è un’indicazione troppo vaga: eli­mina cer­ta­mente un pro­blema, ma non garan­ti­sce che l’alimentazione che ne deriva sia equi­li­brata in gene­rale e ade­guata al caso specifico.
La pre­senza di grassi indu­striali, l’eccesso di carni grasse e di for­maggi, il con­sumo di alcol, l’eccessivo uso di cereali raf­fi­nati e la scarsa assun­zione di ver­dure per esem­pio, sono fat­tori che pos­sono con­di­zio­nare il livello di zuc­cheri nel san­gue e il fun­zio­na­mento dell’insulina ma che nel caso di Gianna non erano stati presi in con­si­de­ra­zione per nulla.
Inol­tre “eli­mi­nare gli zuc­cheri” non assi­cura neces­sa­ria­mente una per­dita di peso — con­di­zione neces­sa­ria per ripri­sti­nare un’interazione cor­retta tra cel­lule e insu­lina — e può por­tare alla demo­niz­za­zione di un ali­mento pre­zioso e ricco di fibra e micro­nu­trienti come la frutta che, se ben gestito, non inter­fe­ri­sce affatto con la nor­ma­liz­za­zione della glicemia.
Limi­tare l’intervento nutri­zio­nale a un’indicazione gene­rica si rivela inu­tile e a volte per­fino dan­noso.Impo­stare un’alimentazione ade­guata al caso spe­ci­fico, facen­dola com­pren­dere nel det­ta­glio all’interessato, e asso­ciarla ad un pro­gramma di atti­vità moto­ria può invece aiu­tare in modo signi­fi­ca­tivo la tera­pia far­ma­co­lo­gica a ripor­tare i valori di gli­ce­mia alla nor­ma­lità e, nei casi più lievi, a ren­dere per­fino super­fluo il ricorso ai farmaci.

 

foto:  Delight di Will Cotton

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