La pubblicità ti fa male lo so

– “Dottoressa, sto anche prendendo questo prodotto”
– “Ah, e chi gliel’ha consigliato?”
– “Ho sentito per televisione che fa bene”
– “…”
– “Beh, ma funziona, il colesterolo è sceso”

Perché la discriminante non è che faccia bene o  faccia male, ma che funzioni.
D’altra parte  che il colesterolo alto sia un problema lo so da solo.
E da solo decido che  la terapia di quell’ipercolesterolemia la posso affidare a un claim pubblicitario, soprattutto se funziona.
Quindi? Dov’è il problema?

Eccolo qui il problema. Un bel giorno qualcuno nota che i fitosteroli, normalmente contenuti in alcuni cibi (oli vegetali, noci, semi, cereali integrali, legumi) hanno lo stesso sito di assorbimento intestinale del colesterolo, il che vuol dire che o viene assorbito il colesterolo o il fitosterolo.
Solo che la quantità di fitosteroli che possiamo introdurre con l’alimentazione naturale non basta a ridurre significativamente l’assorbimento del colesterolo.
Da qui  il ”lampo di genio”: aggiungere abbondante  fitosterolo vegetale  ad alimenti di uso comune come lo yogurt, creando un alimento cosiddetto funzionale. Avete presente gli yogurt da bere che abbassano il colesterolo? Ecco.
Il consumo abituale  di questi prodotti riduce il colesterolo  “cattivo” del 10-15%,  contemporaneamente determina un aumento dei livelli plasmatici di fitosteroli e gli unici effetti indesiderati segnalati sono una lieve riduzione dei livelli plasmatici di betacarotene e vitamina E.

 

Forse però si sono dimenticati di segnalare altri trascurabili effetti collaterali causati dall’aumento dei livelli plasmatici di fitosteroli, come spiega il dr. Francesco Francini, dietologo e diabetologo esperto in Nutrizione Clinica e Fitoterapia, in un esaustivo editoriale dal titolo “Alimenti funzionali e novel foods tra interessi commerciali e sicurezza del consumatore. Il caso dei fitosteroli” pubblicato sulla rivista “Decidere in Medicina”

Per esempio che  sarebbe una condizione aterogena (cioè che favorisce l’aterosclerosi) di tutto rispetto e indipendente dal colesterolo;  che nel sottogruppo di pazienti con alto rischio cardiovascolare si correlerebbe ad una mortalità raddoppiata rispetto al sottogruppo con normali livelli plasmatici di fitosteroli; che in una parte della popolazione portatrice di una mutazione genetica (e la mutazione genetica uno mica ce l’ha scritta in fronte) si associa alla comparsa di malattia aterosclerotica in età giovanile, con episodi di infarto al miocardio, angina pectoris e morte improvvisa.
E poi che è stata riscontrata la presenza di fitosteroli in placche ateromasiche  (quelle che ostruiscono, occludono e danneggiano le arterie) e che i fitosteroli potrebbero avere un ruolo pro-infiammatorio maggiore rispetto al colesterolo nel processo aterosclerotico.

Ora, considerando che i primi studi a riguardo risalgono al 1974, o questi prodotti restano in commercio per l’imprudenza di chi deve vigilare o per interessi economici, decidete voi.

Intanto in Canada hanno vietato la commercializzazione di alimenti addizionati a fitosteroli e negli Stati Uniti l’uso in infanzia e gravidanza.
Noi potremmo iniziare a non credere a tutto quello che dice la pubblicità e, se è vero che gli alimenti funzionali, se ben gestiti, sono un importante aiuto al mantenimento dello stato di salute, è sempre opportuno confrontarsi con un esperto del settore per capire se si tratta di un prodotto sicuro e come usarlo.

 

 

 

 

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